Esame
di stato 1998/1999, Crotti Francesco, L.S. E. Majorana, classe V
sez. B
La
conquista della Luna
Introduzione.
Fra pochi giorni
ricorre il trentesimo anniversario dello sbarco delluomo
sulla Luna, avvenuto esattamente il 20 luglio 1969 nel Mare della
Tranquillità. Stando alle parole pronunciate al momento dello
sbarco da Neil Amstrong, comandante della missione Apollo 11: Questo
è un piccolo passo per luomo, ma un balzo da gigante per lumanità...
si nota bene limportanza che ha avuto questa impresa. Unimpresa
storica senza precedenti, che, secondo i vari commenti dellepoca,
è stata la più fantastica di tutta lumanità. Lo sbarco
delluomo sulla Luna rimane la più grande impresa
tecnologica del XX secolo. Finalmente, dopo vari tentativi
falliti, lintera umanità era riuscita a conquistare la
dimensione cosmica. Questa infatti era stata sempre unaspirazione
insita nelluomo, vale a dire cercare a tutti i costi di
allargare i propri confini, di spingersi sempre più in là alla
ricerca del nuovo.
A partire dallaffermazione
del sistema copernicano, nel 1609 Galileo Galilei rivolse
verso il cielo il telescopio da lui appena inventato e per primo
cominciò ad analizzare scientificamente gli altri mondi
ignoti della volta celeste tra cui la Luna, di cui riuscì
a distinguere le desolate pianure lunari. Si parla di metodo
galileiano: esso consiste nellapplicazione della matematica
alle cose di tutti i giorni, alle esperienze della vita
quotidiana. In questo modo, per primo, Galileo introduce un nuovo
concetto di esperienza basato sui solidi principi della
matematica, gli unici che secondo lui erano in grado di dare una
corretta interpretazione al mondo: egli cerca le prove ed è
totalmente fiducioso nellaccordo fra matematica e natura.
Oltre a lui sempre nel XVII secolo ci fu Keplero, il quale,
dopo anni di calcoli pazienti, scoprì le leggi che regolano le
orbite dei pianeti ed infine Newton che introdusse la
legge della gravitazione universale. Keplero, avendo osservato
attentamente e ripetutamente il moto dei pianeti, ricavò tre
leggi empiriche che descrivono i moti da lui osservati:
-
la prima legge o legge delle orbite;
-
la seconda legge o legge delle aree;
-
la terza legge o legge dei tempi.
La prima legge
dice che i pianeti descrivono orbite ellittiche attorno al
Sole, il quale occupa uno dei due fuochi. Lellisse è
una curva piana chiusa avente due fuochi posti sullasse
maggiore e matematicamente si può definire come il luogo
geometrico dei punti per cui è costante la somma delle distanze
dai fuochi. Lasse maggiore, ovvero lasse che passa
per i due fuochi è detto linea degli absidi e i due punti di
intersezione con lorbita ellittica prendono il nome di
afelio, se è il punto più lontano dal Sole, e perielio se
invece è il punto più vicino al Sole. Leccentricità di
un ellisse è il rapporto tra la distanza dei fuochi dal centro
dellellisse e il semiasse maggiore: minore è leccentricità,
più le orbite sono vicine a circonferenze.
La seconda legge
dice che Le velocità angolari dei pianeti sono
inversamente proporzionali ai quadrati delle loro distanze dal
centro del Sole.
La terza legge
dice infine che I quadrati dei tempi impiegati dai pianeti
a descrivere le loro orbite (periodi orbitali: T) sono
proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori delle orbite stesse (a).
In formule: T2/a3 = costante. La
terza legge di Keplero non era completa: infatti in questo caso
entravano in gioco anche le masse dei pianeti rispetto al Sole e
Keplero non aveva considerato questo fattore nella sua formula.
Il passo successivo quindi fu fatto da Newton quando nel 1687
enunciò la legge di gravitazione universale, secondo la quale
due corpi di massa m e m, a distanza r, si attraggono
con una forza direttamente proporzionale al prodotto delle loro
masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza.
In formula F = (G · m · m) / r2 dove G
è la costante di gravitazione universale che vale 6,67 · 10-11
N · m2 / kg2.
Grazie al telescopio e a studi
scientifici sempre più accurati, quindi, lo spazio e la sua
conquista stimolano sempre più gli intellettuali dei secoli
successivi ed esso sembra quasi più accessibile,
alla portata di molti, e inoltre fu uno stimolo per la fantasia
delle persone. Un esempio ci è dato attorno al 1863 dal famoso
scrittore Giulio Verne che nel suo libro intitolato Dalla
Terra alla Luna descrive un vero e proprio progetto
spaziale che affrontava tutte le difficoltà tecniche e
costituiva un valoroso tentativo per risolverle: secondo lui
bisognava sospingere la cabina spaziale con una carica esplosiva
come una palla di cannone.
Contesto storico.
Nel periodo che va dal secondo
dopoguerra agli anni 70 sul globo terrestre si creano due
blocchi contrapposti: da una parte gli Stati Uniti e dallaltra
lUnione Sovietica. Alla fine della seconda guerra
mondiale, i rapporti fra questi due stati vincitori si erano
deteriorati in quanto entrambi miravano ad espandere la propria
egemonia sul mondo. Una era la più grande potenza marittima, laltra
la più grande potenza continentale; uno era il paese del
comunismo, laltro del capitalismo. Gli Stati Uniti si
dichiaravano campioni del mondo libero e accusavano i
sovietici di avere un regime totalitario e oppressivo mentre lUnione
Sovietica si proclamava il campione dei popoli in lotta
e accusava limperialismo americano di impedire
la liberazione dei popoli. Da tutto ciò scaturì a partire dalla
fine degli anni 40 uno scontro indiretto, fatto di
conflitti regionali e di provocazioni, che è stato chiamato
guerra fredda. Esso ha condotto il mondo a dividersi in due
blocchi e addirittura molti paesi ad essere divisi in due stati
come la Germania, la Cina, la Corea e il Vietnam e lo stesso ONU
diventa un terreno di scontro per le due superpotenze. Le tappe
fondamentali della Guerra Fredda furono: la guerra di Indocina,
la guerra arabo-israeliana, ma soprattutto la guerra di Corea. La
Corea era divisa in Corea del Nord, occupata dai sovietici, e in
Corea del Sud, occupata dagli americani. Nel 1950 la Corea del
Nord attaccò quella del Sud, che riuscì a respingere lattacco
e da quel momento cominciò un conflitto concluso nel 1953 con la
conservazione dei due stati. Questa guerra fredda, che
caratterizzò quindi anche gli anni 60, si riflesse anche
sulla conquista dello spazio. La corsa alla Luna, ricca di
sorprese e di incertezze, finì col coinvolgere lopinione
pubblica mondiale che, in funzione delle proprie simpatie
politiche, si esaltò o si depresse a seconda dei successi o
degli insuccessi dei due contendenti.
Le esplorazioni spaziali e l
allunaggio.
Lera spaziale cominciò il 4 ottobre del 1957, quando lUnione Sovietica mise in orbita il primo satellite denominato Sputnik che in russo significa compagno di viaggio. La grossa impressione derivante da questo evento dette impulso al programma spaziale americano e entro pochi mesi anche un satellite americano fu messo in orbita terrestre.
Nel
1959 LUnione Sovietica mandò un suo veicolo spaziale
chiamato Luna 3 intorno alla luna; Luna 3 fu il primo oggetto in
grado di fotografare la faccia nascosta della luna.
Nel
1961 il presidente J. F. Kennedy proclamò che
sarebbe stato un obiettivo nazionale mandare un uomo sulla luna
per poi riportarlo sano e salvo sulla terra entro il 1970. Questo
grandioso obiettivo condusse al più grande e dispendioso
programma scientifico coordinato di tutta la storia. Solo nel
1989 i Sovietici hanno ammesso che anchessi avevano un
programma per mandare uomini sulla luna.
Il
programma lunare americano, sotto la direzione della National
Aeronautics and Space Administration (NASA), procedeva a
tappe successive. La prima tappa fu la messa in unorbita
suborbitale (lancio di una capsula, la Mercury, da Cape Canaveral
in Florida, e rientro in mare senza essere entrato in orbita) del
primo uomo americano nello spazio che si chiamava Allan
Shepard. A questo seguì un secondo lancio simile (lastronauta
in questo caso era Grissom). In seguito, nel 1963, si arriva al
primo uomo americano messo in orbita, sempre con una capsula
Mercury, compiendo tre orbite intorno alla terra: il nome di
questo astronauta era John Glenn.
Il programma Mercury (un
uomo solo nello spazio) fu seguito dal programma Gemini
(1964/66) costituito dal lancio in orbita terrestre di un veicolo
a due posti, quindi con due astronauti a bordo. Questo programma
prevedeva anche luscita nello spazio di almeno un
astronauta. Bisogna ricordare che nel frattempo i Russi erano
andati avanti nel loro programma ed erano riusciti a portare un
uomo nello spazio fuori dalla cabina prima degli Americani: fino
a questo punto lUnione Sovietica appariva in vantaggio.
Al
programma Gemini, che aveva ulteriormente addestrato
gli astronauti americani nello spazio, fa seguito il programma
Apollo (capsula con un equipaggio di tre uomini e
lancio, per la prima volta, con il razzo Saturno V,
necessario per poter arrivare sulla luna). Il programma Apollo
prevede, nella prima fase, lanci orbitali attorno alla terra in
modo da poter addestrare gli astronauti ad avere una maggiore
confidenza col veicolo prima del viaggio verso la luna. Questo
viaggio ha unimportante anticipazione: nel periodo di
Natale del 1968 Apollo 8 compì un viaggio verso la luna, fece
una circumnavigazione lunare e tornò sulla terra; analogamente
fece Apollo 9 nel maggio del 1969.
Si
arriva così al luglio 1969 in cui ha luogo con la missione Apollo
11 il primo sbarco sulla luna. Dopo un viaggio di tre giorni
Apollo 11 si mette su un orbita lunare e da questo (Modulo di
comando) si stacca un piccolo veicolo chiamato Modulo Lunare (LEM)
che atterra sulla luna. E il 20 luglio 1969, una data da
ricordare come fra le più importanti del millennio. I tre
astronauti erano: Neil Amstrong e Buzz Aldrin che scendono sulla
luna, mentre il terzo Michael Collins rimane sul modulo di
comando in orbita intorno alla luna. Amstrong, comandante della
missione, ebbe lonore di scendere per primo sulla
superficie lunare e pronunciò la frase che è rimasta storica
mentre scendeva le scalette: Un piccolo passo per luomo,
un balzo da gigante per lumanità... Il modulo
lunare compì molti esperimenti fra cui chiaramente prelievi del
suolo lunare, scatti di fotografie, un foglio di alluminio per
catturare le particelle del vento solare e un sismografo. Più
tardi, in missioni successive i moduli lunari furono messi in
condizioni di condurre ulteriori esperimenti e in un caso fu
portato anche un veicolo lunare, il Moon Rover. Le
missioni lunari Apollo furono 6, si partì con Apollo 11 e si
concluse con Apollo 17 (Apollo 13 non atterrò).
Il
razzo vettore che portò luomo sulla Luna nella missione
Apollo 11 fu il Saturno V. Esso era costituito da tre stadi,
oltre ununità per gli strumenti, era alto circa 110 metri
e al decollo aveva un peso di più di 3.000 tonnellate. Il primo
stadio possiede cinque motori che sviluppano una spinta di 3.400.000
kg che, pur funzionando per soli 2 minuti e mezzo, bruciano 2
milioni di chilogrammi di combustibile (cherosene). Dopo 150
secondi, ad unaltezza di 64 km e ad una velocità di 8400
km/h il primo stadio si separa e si accendono i motori del
secondo stadio. Questo, più piccolo del primo, contiene 42.000
kg di idrogeno liquido e porta il veicolo a 185 km di altezza e
ad una velocità di 23.000 km/h con una spinta complessiva di
mezzo milione di chilogrammi. A 9 minuti dal lancio il secondo
stadio si separava e si accendeva il terzo stadio, ancora più
piccolo dei precedenti, che si inseriva in unorbita
terrestre a 185 km di altezza e alla velocità di 26.500 km/h.
Dopo due giri completi, alla fine della seconda orbita, i motori
del terzo stadio si accendevano nuovamente per accelerare la
navicella ad una velocità tale che permettesse la fuga dalla
gravità terrestre, di circa 40.000 km/h. Questultimo
stadio, ad eccezione del carico utile nella capsula, sarà
abbandonato nel volo verso la Luna. Il razzo si stacca dalla
Terra e vola per il principio fisico di azione-reazione,
formulato verso la fine del 600 dallo stesso Newton. Il
principio dice che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale
e contraria. In pratica il fenomeno è ben evidente quando un
tuffatore spicca un balzo in alto dal trampolino, che fa piegare
verso il basso lasse di legno per reazione. Nei razzi
avviene un fenomeno analogo: lesplosione dei gas del motore
esercita la sua forza con violenza in tutte le direzioni, ma
essendo le pareti resistenti trova ununica direzione di
applicazione nellugello posteriore attraverso il quale
scarica i gas bruciati. Per reazione il razzo riceve una violenta
spinta in avanti e, a mano a mano che il combustibile brucia ed
esso diminuisce conseguentemente di peso, spicca il volo. In
formule: m·a = - m·a. Dopo aver
seguito la rotta per la Luna per quattro giorni, il veicolo entrò
in unorbita lunare dal lato occidentale, accendendo i
retrorazzi per diminuire la velocità. Dopo diverse rivoluzioni
attorno alla Luna il modulo lunare (LEM) si separò dal modulo di
comando e a circa 17 chilometri dalla Luna accese i motori di
discesa per un perfetto atterraggio. Dopo 21 ore di permanenza,
lasciò la Luna e si ricongiunse con il modulo di comando, Columbia,
per essere poi abbandonato quando questultimo riprese la
via del ritorno a Terra con i tre uomini a bordo.
Lo
spazio: un ambiente tutto da studiare.
Nell
avventura spaziale medici, fisici, scienziati,
biologi dovettero tener conto non solo dei fattori principali e
dei vincoli dei voli spaziali inerenti al veicolo, ma anche di
quelli riferiti alluomo. Tra questi occorre ricordarne
principalmente cinque: limponderabilità, il
vuoto spaziale, le radiazioni, le accelerazioni e
il rientro. La mancanza di peso a cui sono sottoposti uomini
e cose può provocare diversi problemi allinterno del
nostro organismo: infatti sottrarsi ad essa significa modificare
tutti gli organi e le funzioni del corpo umano, dal sistema
cardiovascolare allo scheletro. In assenza di gravità inoltre
non funziona il sistema otolitico, ossia lorgano che
determina il senso dellorientamento: non cè più la
sensazione della posizione del corpo rispetto allambiente.
Si sono studiati anche i fattori positivi dellassenza di
gravità: qui cè una notevole riduzione del lavoro
meccanico, anzi esso è praticamente nullo; sollevare un corpo
che pesa un chilogrammo o una tonnellata è la stessa cosa. Il
secondo problema è dato dallassenza dellatmosfera:
la sua mancanza costringe i fisici a riprodurre nella cabina
spaziale unatmosfera le cui condizioni di pressioni e
contenuto di ossigeno siano simili a quelle della Terra. Per lo
stesso motivo, durante le attività umane extra-veicolari è
necessario che lastronauta indossi una tuta pressurizzata
che gli fornisca le condizioni di temperatura e di pressione
ideali. Il vuoto spaziale espone gli astronauti alle radiazioni
perlopiù provenienti sia dellesplosione di Supernovae sia
dal Sole. Queste creano un pericolo soprattutto per gli occhi,
per cui è necessario proteggere gli astronauti con caschi e
finestre dotati di speciali filtri. Il problema delle radiazioni
comunque persiste non tanto nei brevi viaggi quanto nelle
missioni spaziali a lunga durata. Il quarto fattore, quello dellaccelerazione,
riguarda le fasi di lancio e di rientro del veicolo spaziale, i
momenti più delicati dellintera missione. Le accelerazioni
che si sviluppano devono essere controllate e devono rientrare
nei limiti di tollerabilità del corpo umano. Gli effetti di esse
dipendono soprattutto dalla loro intensità, dalla durata di
applicazione e dalla direzione. Ad esempio nella fase di rientro
valori di accelerazione attorno ai 7g ( 7 volte laccelerazione
di gravità) sono tollerati per pochi secondi, ma valori
superiori possono causare gravi lesioni che vanno dalla frattura
delle ossa a quelle degli organi interni. La direzione dellaccelerazione
è assai influente in quanto è quella meno sopportabile essendo
diretta dai piedi alla testa. Le meno dannose sono le
accelerazioni che si applicano perpendicolarmente al corpo: per
questo nella fase di lancio lastronauta è predisposto in
maniera tale che le accelerazioni siano dirette trasversalmente (sdraiato).
Lultimo fattore che occorre analizzare è la fase del
rientro. Durante il rientro nellatmosfera la velocità del
veicolo deve diminuire fino ad essere annullata nellatterraggio
e lazione frenante avviene principalmente in due modi: o
direttamente dalla resistenza aerodinamica del veicolo nellattraversamento
degli strati più densi dellatmosfera o tramite retrorazzi
che scaricano getti di gas nella direzione del moto. Il problema
del rientro inoltre è complicato dallenorme riscaldamento
del veicolo a causa del forte attrito, che, senza unadeguata
protezione, fonderebbe come una meteora. Allora affinchè
sopporti questa quantità di calore, il veicolo viene rivestito
con uno strato di materiale schermante (rivestimento per
ablazione) che cambia il suo stato fisico (fonde o sublima)
assorbendo il calore e rallentando la trasmissione di esso verso
linterno della capsula.
La
Luna.
La
Luna è il satellite naturale della Terra ed è il più grande di
tutti i satelliti del sistema solare in rapporto al suo pianeta.
Essa dista dal nostro pianeta circa 384.403 km e il suo
raggio è di 1.738 km, corrispondente a 0,27 raggi
terrestri. Il giorno lunare corrisponde a circa 28 giorni
terrestri per cui il giorno e la notte della Luna durano 14
giorni terrestri ciascuno. Essa non ha atmosfera e non ha acqua,
componenti che mitigherebbero il clima, di conseguenza la
superficie lunare ha escursioni termiche diurne (mensili riferite
al tempo terrestre) molto forti: sono state registrate infatti
temperature di 117 gradi durante il giorno e di 170 durante
la notte.
Dire
che la Luna è il satellite della Terra è però unaffermazione
inesatta. Infatti la Luna forma assieme alla Terra un sistema
biplanetario in rivoluzione attorno al Sole: infatti la Luna
risente maggiormente dellinfluenza gravitazionale del Sole
rispetto a quella della Terra.
La Luna è il corpo celeste più vicino a noi e meglio osservabile in quanto la sua superficie è priva di atmosfera. La sua superficie è stata oggetto di accurate osservazioni fino dallinvenzione del telescopio; inoltre con le missioni lunari Apollo (USA) e Lunik (URSS) è stato possibile raccogliere dati diretti. Grazie a queste missioni lunare e soprattutto grazie allo sbarco sulla superficie lunare stessa da parte dellApollo 11, è stato possibile analizzare i campioni di rocce lunari prelevati e portati a terra dagli astronauti. Dal telescopio la Luna è vista suddivisa in zone chiare e in zone scure: le prime, rilevate ed irregolari sono le cosiddette terre alte, le seconde, piatte e depresse sono i mari. Le terre alte sono costituite da altipiani, da catene montuose ed hanno forme diverse, talvolta molto irregolari La cima più alta si trova nella catena di Leibnitz e raggiunge i 9.000 metri di quota sui mari adiacenti: non si può infatti parlare di altezza sul livello del mare e quindi bisogna adottare come termine di paragone le profondità delle zone depresse circostanti. I mari invece sono superfici di riempimento formatesi molto probabilmente dagli impatti di meteoriti che hanno dato luogo a questi grandi crateri. Si nota la presenza di espandimenti di lava fluida ed inoltre essi sono ricoperti da uno spessore di detriti formato da basalto e da sostanze vetrose che prende il nome di regolite. Essa, formata da effusioni di ceneri e di lave basaltiche sarebbe nata dagli impatti dei meteoriti, e la sua struttura vetrosa sarebbe stata causata dal rapido raffreddamento di queste gocce di roccia fusa. Sulla Luna non ci sono i segni di una presente attività vulcanica ma si pensa che essa ci fosse stata fino a 3-4 miliardi di anni fa ed anche che le emissioni di lava sarebbero avvenute quando la crosta era ancora sottile, in conseguenza degli impatti meteoritici. Inoltre sul suolo lunare sono ben visibili delle fratture simili alle fosse tettoniche terrestri che prendono il nome di solchi: essi, ampi 1-2 km potrebbero essere anche vere e proprie faglie da raffreddamento. Ma lelemento che prevale della Luna sono i crateri. I crateri hanno svariate dimensioni, da centimetri a centinaia di km, sono molto numerosi, e sono di origine prevalentemente meteoritica; inoltre se il loro diametro è maggiore di 40 km prendono il nome di circhi. Gli urti dei meteoriti sono molto violenti a causa dellassenza di atmosfera e i resti di essi non sono stati rinvenuti in quanto sublimati a causa dellenorme energia sprigionata negli impatti. Nellimpatto inoltre il materiale lunare che viene colpito schizza via e si deposita attorno al nuovo cratere, ad una distanza abbastanza grande a causa della bassa gravità lunare. Gli impatti meteorici sono molto importanti perchè praticamente sono lunico agente modificatore della superficie lunare, altrimenti morta ad ogni altro avvenimento geologico. Le rocce che si vanno a formare hanno spigoli vivi e a volte sono caratterizzate da materiale vetroso: per la loro struttura clastica sono chiamate brecce.
Lesame dei campioni portati a
terra ha stabilito che i mari sono formati da basalto
mentre le terre alte da anortosite. I basalti lunari sono
simili a quelli terrestri però con un maggior contenuto di
titanio; invece le anortosite sono rocce intrusive ricche di
anortite e quindi rare sulla terra. Le terre alte sono più
antiche dei mari e rappresentano la crosta lunare primitiva e
indifferenziata; al contrario i mari, più recenti, rappresentano
zone che hanno subito una differenziazione rispetto alla
situazione originaria. Per quanto riguarda la formazione dei mari
esistono tuttora due differenti ipotesi: secondo alcuni si sono
originati da effusioni laviche di basalto, secondo altri sono il
prodotto dellimpatto di enormi meteoriti. Sotto i mari sono
state trovate zone a maggiore densità, i cosiddetti mascons:
esse, proprio per questa loro caratteristica, determinano
anomalie gravimetriche. Anche per i mascons esistono due ipotesi
diverse: secondo alcuni si tratterebbe dei nuclei metallici dellimpatto
meteoritico; secondo altri invece essi sarebbero i resti di
antiche camere magmatiche contenenti rocce mafiche e che
avrebbero portato alla formazione dei mari.
Durante le missioni Apollo sono
stati piazzati sulla superficie lunare quattro stazioni sismiche
che hanno rilevato una, anche se modesta, attività sismica. Ciò
fa pensare che la struttura interna del satellite sia abbastanza
complessa, con la presenza di uno strato plastico con
comportamento simile alla astenosfera terrestre sotto uno strato
rigido di litosfera. Questo strato a bassa velocità di tipo
astenosferico si troverebbe a circa 1000 km di profondità, molto
maggiore di quella terrestre.
Per
quanto riguarda le origini della Luna esistono tre teorie:
-
la teoria della fissione;
-
la teoria della cattura;
-
la teoria dellaccrescimento.
La prima teoria presuppone che la Luna si sia originata dalla Terra allo stato fuso per separazione di una parte di fluido. In corrispondenza dellequatore terrestre, dove la velocità angolare è maggiore, si sarebbe staccata piano piano una goccia di materia allo stato fluido. Questa ipotesi è interessante perchè conferma la minor densità della Luna rispetto alla Terra in quanto originata da materiale più leggero proveniente dagli strati esterni del nostro pianeta. Secondo la teoria della cattura, invece, la Luna era un corpo in movimento nel sistema solare che venne catturato dal campo gravitazionale terrestre. Questa teoria, dal canto suo, spiega le differenze di composizione litologica, ma pone i dubbi nel metodo di cattura in quanto la Luna, per poter essere attirata, avrebbe dovuto trovarsi ad una distanza molto più vicina del valore di adesso. Infine la teoria di accrescimento afferma che la Luna sarebbe unaggregazione di materiali che erano in orbita attorno al nostro pianeta. In seguito è stata formulata unulteriore teoria che nasce dallidea che un protopianeta delle dimensioni di Marte sia entrato in collisione con la Terra 4,5 miliardi di anni fa. Da entrambi i corpi sarebbe schizzato del materiale, parte del quale si sarebbe posto in orbita attorno alla Terra. Poiché le prime due teorie non giustificano la diversa composizione delle rocce e la terza non tiene conto della loro affinità, è lipotesi dellimpatto ad avere maggior credito. I dati in possesso comunque fanno ritenere che i materiali lunari abbiano la stessa provenienza di quelli terrestri. Inoltre bisogna ricordare che dal momento di formazione la Luna ha subito un lungo processo di evoluzione. Ciò è dovuto soprattutto dallevidente bombardamento meteoritico ben visibile e le cavità provocate dagli urti sarebbero state riempite dai materiali fluidi presenti nel mantello, dando luogo così ai mari. Infine nel periodo successivo ai bombardamenti cominciò la solidificazione della crosta e ciò permise anche la dissipazione del calore degli strati profondi, dando luogo ad una litosfera molto spessa. Al giorno doggi gli unici fenomeni endogeni rimasti sono i lunemoti mentre quelli esogeni sono molto limitati per lassenza dellatmosfera.
La
luna compie il moto di rivoluzione attorno alla Terra in un mese
lunare, circa un mese terrestre, in accordo con le leggi di
Keplero. La distanza media a cui avviene la rivoluzione è di
circa 384.403 km ed essa avviene su un piano orbitale inclinato
di 5° e 9 rispetto al piano delleclittica. I punti
dove lorbita lunare interseca il piano delleclittica
si chiamano nodi: quando la Luna si trova su uno di questi
due punti, essa giace sul piano orbitale della Terra. La linea di
intersezione tra il piano dellorbita lunare e quello delleclittica
è detta linea dei nodi. Dal momento che la Luna orbita attorno
alla Terra e questa a sua volta attorno al Sole, si viene a
creare una curva con andamento particolare, detta curva epicicloide,
che ha la caratteristica di rivolgere sempre la concavità verso
il Sole. La Luna, nel corso di un mese volge sempre la stessa
faccia alla Terra e ciò non sarebbe chiaramente possibile se
essa fosse ferma rispetto al proprio asse. Infatti la Luna ha un
proprio moto di rotazione che si completa nello stesso periodo
che impiega per ruotare attorno alla terra. Oltre a ciò bisogna
considerare anche il fenomeno delle librazioni lunari (sia
in latitudine in longitudine e parallattica) che permettono agli
osservatori posti sulla Terra di arrivare a vedere il 58% della
superficie lunare, circa l8% in più del normale. Le
librazioni sono appunto degli ondeggiamenti, delle variazioni
della visuale della Luna consentita dalla Terra. Occorre
aggiungere inoltre che lasse di rotazione lunare è
inclinato di soli 88°29 rispetto al piano delleclittica,
è quasi perpendicolare: ciò è molto importante in quanto
conferma il fatto che i diversi punti sulla superficie mantengono
sempre le stesse caratteristiche di insolazione durante lanno
e in questo modo si esclude lesistenza di stagioni sul
satellite. Nel corso della rotazione la Luna è sottoposta a
forze che tendono a raddrizzare lasse di rotazione, che
altrimenti non si manterrebbe parallelo a se stesso. Ciò dà
luogo ad un moto doppio conico che si completa in 18,7
anni. Questo fatto determina il fenomeno di regressione della
linea dei nodi in quanto anche il piano dellorbita segue la
rotazione dellasse lunare. Il moto retrogrado dellasse
lunare, della linea dei nodi e del piano dellorbita lunare
sono assai simili al moto terrestre di precessione luni-solare.
Durante
il corso di un mese la Luna assume posizioni diverse nel sistema
Terra-Sole che vengono chiamate fasi lunari. Quando essa si trova
esattamente fra Sole e Terra si parla di Luna nuova: in
questa fase (congiunzione) il satellite non è ben
visibile in quanto non è illuminato dai raggi solari; esso è
soltanto illuminato da una debole luce riflessa dalla Terra detta
luce cinerea. Dopo 90° di percorso la Luna assume la posizione
di primo quarto: essa mostra metà della sua faccia
illuminata (ovest) e metà oscura (est). Dopo 180° la Luna si
trova nella posizione di opposizione e si parla in questo
caso di Luna piena: la sua superficie è completamente
illuminata. Fino ad ora la Luna è cresciuta; invece
negli altri 180° essa decresce tornando alla fase iniziale. Dopo
un percorso di 90° la Luna si trova nellultimo quarto e
si mostra come un semicerchio, stavolta però è rivolta verso
est. Infine dopo gli ultimi 90° di percorso essa comincia a
scomparire fino a ritrovarsi tutta in ombra nella fase iniziale
di Luna nuova dove ha un ritardo di 24 ore accumulate nel corso
del mese ossia circa 50 minuti al giorno.
Per
misurare lesatto periodo del moto di rivoluzione della Luna
si fa riferimento ad una stella fissa: questo periodo è detto
appunto mese sidereo. Alla fine di questo periodo la Luna
non ritorna nella stessa posizione iniziale: affinchè avvenga ciò
occorre che essa compia un ulteriore arco attorno alla Terra,
corrispondente allangolo che la Terra stessa ha compiuto
attorno al Sole, vale a dire circa 28°. Il tempo necessario per
compiere questo arco sommato al mese sidereo si chiama mese
sinodico. Mentre il primo ha una durata di 27g 7h 43,
il secondo dura 29g 12h 44. Occorre sottolineare inoltre
che nessuno dei due è sottomultiplo dellanno terrestre e
che questultimo non ha alcuna relazione con le fasi lunari.
Concludo ricordando due fenomeni
molto importanti legati alla Luna: le maree e le eclissi.
Le maree sono una delle manifestazioni più appariscenti degli
effetti della Luna sulla Terra. La forza gravitazionale del
satellite, unita a quella del Sole, provoca ogni giorno due
rigonfiamenti dellacqua degli oceani, luno sul lato
più vicino ad essa, laltro su quello opposto. Inoltre la
grande massa del satellite contribuisce a mantenere stabile lasse
di rotazione terrestre e quindi permette il regolare alternarsi
delle stagioni. Il secondo fenomeno è quello delle eclissi: esso
avviene quando la Luna o il Sole vengono parzialmente o
totalmente oscurati luno dallaltro. Nel caso in cui
la Luna si trovi tra il Sole e la Terra (congiunzione) si parla
di eclissi di Sole; quando invece la Terra è interposta fra gli
altri due corpi (opposizione) si parla di eclissi di Luna. I tre
corpi chiaramente devono essere allineati, quindi occorre che la
Luna si trovi vicina alla posizione dei nodi. A seconda delle
posizioni della Terra e della Luna le eclissi di Sole possono
essere totali o anulari. Inoltre il fenomeno delle eclissi è
periodico: esso è di circa 223 mesi solari, poco più di 18 anni
e durante lo svolgersi del ciclo in media si verificano 48
eclissi di Sole e 28 di Luna.
La
Luna in Dante Alighieri.
Losservazione
della Luna è da sempre fonte per luomo di curiosità e di
meraviglia. Essa è stata oggetto di studio attraverso i millenni,
ma in verità, fino a Galileo, ben poco se ne è saputo. Lo
stesso Dante trecentesco nei primi canti del Paradiso della
Divina Commedia cerca una risposta ai suoi dubbi di
fronte a questo misterioso corpo celeste. Nel secondo canto,
durante la sua ascesa verso il cielo della Luna, Dante ha un
dubbio, una questione che lo aveva turbato fin dal suo accostarsi
alla filosofia e alla scienza: quale sia lorigine delle
macchie lunari visibili dalla Terra. Oggi, chiaramente, grazie ai
potenti telescopi, ai satelliti artificiali e alle esplorazioni
spaziali, sappiano bene che esse non sono altro che i mari lunari:
essi hanno una colorazione più scura in quanto sono più
profondi. Anche Dante cerca di dare una spiegazione a questo
fenomeno: secondo lui infatti le diversità tra le parti luminose
e quelle scure sono causate dalla diversa densità dei corpi:
credo
che fanno i corpi rari e densi.
Qui, dalla questione delle macchie lunari
si passa al problema generale che riguarda luniverso intero:
Dante adotta la soluzione che a suo tempo era stata formulata da
Averroè e che il poeta aveva accolto nel Convivio.
Ma subito Beatrice risponde contestando lopinione di Dante
e dà una spiegazione di come, secondo lei, stanno veramente le
cose:
nel
falso il creder tuo, se bene ascolti
largomentar
chio li farò avverso.....
Il ragionamento di Beatrice è svolto in
maniera molto complessa e principalmente in due parti: nella
prima (vv. 64-105) si ha una confutazione dellerrore,
mentre nella seconda (106-148) lesposizione della tesi vera
e propria. Nella prima parte Beatrice contesta la spiegazione di
Averroè, insufficiente a chiarire il fenomeno in quanto se la
minor densità fosse la causa delle macchie si verificherebbero
due eventualità: o la luna sarebbe scarsa di materia, o
alternerebbe nella sua massa strati densi e radi. La prima
ipotesi è da scartare in quanto se la luna fosse scarsa di
materia durante le eclissi di Sole la luce del sole stesso
dovrebbe trasparire, e ciò non avviene. La seconda è ugualmente
falsa perchè se fosse vera, gli strati più densi avrebbero
dovuto riflettere la luce del Sole con uguale intensità, come
uno specchio.
Una
volta eliminata la teoria di Averroè allora Beatrice illustra la
spiegazione vera, cambiando tono del discorso e spostando il
discorso sulla visione più ampia del cosmo. Secondo la sua
teoria, dentro un cielo immobile (Empireo), si muove un corpo, il
Primo mobile, da cui prende fondamento la vita delluniverso.
Esso ripartisce le virtù, lessere e fa una
differenziazione nel cielo stellato, dalluno al molteplice.
I cieli minori dei pianeti che ricevono queste virtù, le
dispongono in maniera diversa tra loro per poter attuare i loro
influssi sulla Terra e fra gli uomini; così che la virtù
universale si differenzi e si moltiplichi ulteriormente. Beatrice
inoltre introduce le intelligenze angeliche che sono la vera e
propria causa efficiente degli influssi astrali; esse risplendono
attraverso il corpo astrale. E proprio dalla lega tra la
virtù angelica e i corpi celesti che deriva la diversa luminosità
da stella a stella e da una parte allaltra dello stesso
astro. La letizia delle intelligenze si esprime negli astri come
la luce: a una maggiore o minore intensità di letizia
corrisponde nella stella una maggiore o minore luminosità.
La Luna nel passato è stata sempre una fonte ispiratrice nelle arti, soprattutto nella letteratura. Lapostrofe alla Luna è un topos della poesia preromantica, a partire da Ossian, essa è un motivo che ricorre spesso nelle opere degli scrittori. Soprattutto nel romanticismo essa assume maggiormente questa funzione ispiratrice in quanto il sentimento umano comincia a prevalere sulla ragione; luomo comincia a sentire, a intuire piuttosto che a capire con i rigidi schemi della logica. La natura qui assume una diversa connotazione: essa non ha più soltanto la funzione di sfondo ma incombe sulluomo, sul poeta.
Anche Leopardi
riprende più volte il tema della Luna nei suoi scritti: egli ha
un rapporto intimo con la natura, un rapporto diretto con essa,
la quale ci determina, esistenzialmente allinfelicità.
Leopardi inoltre riprende per diversi aspetti la tradizione
materialistica classica: egli, elaborando la cosiddetta teoria
del piacere, secondo la quale la felicità può nascere
nelluomo solo come cessazione temporanea del dolore o come
attesa di una gioia futura, approfondì via via una concezione
pessimistica. Allinizio Leopardi aveva seguito le orme
degli scrittori greci e latini difendendo le verità della fede
cristiana a cui ancora credeva; poi però si avvicinò ai
filosofi francesi in direzione del sensismo: una
corrente che faceva derivare tutte le conoscenze dalle sensazioni
esterne, una riproposta aggiornata dellantico atomismo. Su
questa scia Leopardi abbandona la fede cristiana e negli anni
20 e 21 manifesta nel suo diario filosofico, lo
Zibaldone, lavversione allascetismo
cristiano e propone le antiche tesi materialiste. Comunque egli
cerca una via duscita a questo materialismo radicale: nella
poesia La Ginestra, Leopardi, ormai nella fase del
suo pensiero definita come pessimismo eroico, propone
come difesa alla natura matrigna la solidarietà umana. Inoltre
ha avuto un ruolo fondamentale la lettura del De rerum
natura di Lucrezio, come stimolo poetico e
filosofico. Anche Lucrezio nella sua opera pone come tema
dominante il problema della natura e cerca i modi
possibili per potersi liberare da questo sentimento di angoscia
che lo perseguita. Questo sentimento ha le sue origini proprio
nella meditazione sulla natura di fronte alla piccolezza, alla
fragilità e alla precarietà delluomo. Lucrezio, nel
comporre le sue opere, si rifà alla dottrina di Epicuro,
dove la scienza della natura era trattata in modo tale da
eliminare ogni intervento divino in essa e da liberare quindi lanimo
degli uomini dal timore degli dei. Così lopera di Lucrezio
vuole sollevare luomo dalla paura degli dei e della morte e
sfrondare dalle menzogne tutti i fenomeni naturali terrificanti,
non segni divini di rimprovero, ma conseguenze delleterno, clinamen
degli atomi. Lucrezio intende spiegare lorigine del mondo,
il movimento, la disgregazione di corpo e anima, la conoscenza
sensoriale e linesistenza della provvidenza divina. Lopera
è continuamente pervasa di tensione, lesametro è solenne
e ripropone in ogni pagina del poema la stesso Epicuro: spesso
ricorre la voluptas, non solo quella che Venere dispensa agli dei
e agli uomini nel proemio, ma anche quella che si impossessa delluomo
quando egli comincia a conoscere la natura delle cose e a non
temere più nulla.
Leopardi nutre gli
stessi sentimenti pessimistici di un famoso filosofo del suo
tempo, Schopenauer. La natura è matrigna in entrambi, ma
in due modi diversi: per il poeta di Recanati essa è una forza
materialistica mentre per il filosofo è spiritualistica. Il
filosofo critica lidealismo e secondo lui la realtà è
solo un sogno, è illusione: essa è il Velo di Maja
secondo la filosofia indiana. Luomo quindi può raggiungere
la vera realtà solo con lesperienza del corpo, con la volontà
di vivere, principio primo di Schopenauer. Essa è inconscia,
è impulso, è energia, essa è eterna e indistruttibile. La
volontà è un tendere senza fine: perciò essa è
sempre inappagata in quanto il suo cammino non raggiunge mai la
meta finale. Ne consegue un assoluto pessimismo: la vita
è dolore e il piacere è un dato negativo perchè esso è
solo una cessazione momentanea del dolore, dopo il quale ne verrà
un altro. Lamore è solo unillusione, il piacere è
solo un momento intermedio: cè in Schopenauer una sorta di
pessimismo cosmico dal momento che il desiderio viene dal corpo.
La vita delluomo oscilla fra il dolore e la noia passando
per un momento per lo stadio del piacere. Per Schopenauer, lunico
modo per eliminare il dolore è lannientamento della volontà
stessa, non attraverso il suicidio, bensì attraverso larte,
la moralità e lascesi.
Il tema della luna,
nei primi anni della produzione letteraria leopardiana, è
ripreso nella poesia Alla luna, considerato come il
primo idillio del poeta stesso. Gli idilli sono
definiti dal Leopardi situazioni, affezioni del suo
animo con lintenzione rivolta a uno scavo interiore ed
esistenziale, centrato sullidea assillante del tempo e delleternità
nella quale si dispiega il dolore della vita. Qui lo scrittore
dialoga con lei così come ha fatto un anno prima; adesso, come
allora, la sua vita è triste e melanconica. Nulla è cambiato in
tanti mesi ma finché si è giovani si hanno molte speranze e
allora il ricordarsi del passato, anche se doloroso, è un dolce
conforto. In Alla luna, quindi, il tema
ispiratore è il piacere, malinconico, del ricordo: un veloce
flash back rievoca il sentimento doloroso con cui il poeta,
esattamente lanno precedente, aveva contemplato piangendo
il volto della graziosa luna. Egli fa un
confronto con lattuale più rassenerata condizione dello
spirito e, come vediamo bene dalla meditazione conclusiva della
poesia: E pur mi giova la ricordanza, e il noverar letate
del mio dolore...., prova un gradito piacere nel
ricordare il passato anche se triste perchè il suo affanno
continua. Anche i versi 13-14 continuano questa riflessione (nel
tempo giovanil, quando ancor lungo la speme e breve ha la
memoria il corso..) ma sono una tarda integrazione del
1835, di un Leopardi più maturo. La correzione proveniva dalla
coscienza posteriore maturata nei grandi idilli, quando la
dolcezza del ricordo era offuscata dal passato infelice senza il
conforto di una speranza nel futuro.
La luna viene
ripresa da Leopardi anche in altre sue opere. Cè un
accenno ad essa nellidillio La sera del dì di festa
dove la luna rischiara lo stupendo paesaggio notturno che apre la
lirica.
Dolce e chiara
è la notte e senza vento,
e queta sovra i
tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e
di lontan rivela
serena ogni
montagna......
Inoltre la luna compare anche nella produzione dei canti successiva, quella pisano-recanatese, ovvero i grandi idilli. Nelle Operette Leopardi aveva detto che la vita delluomo è infelice, dolorosa e angosciata dalla noia immortale, per combattere la quale è necessaria la poesia. Essa ha lo scopo di ringiovanire il cuore e di procurare il conforto delle illusioni, anche se Leopardi si sente ormai escluso da tale dono. Ma dopo due anni egli vede che la vita rinasce in lui con tutti i suoi sogni, a consolazione di un passato penoso. E questa la motivazione per cui negli anni 28-30 Leopardi scrive i grandi idilli grazie alla rinnovata apertura al sentimento e alle illusioni: qui cè una rievocazione della giovinezza perduta, cè un generale tono di tenerezza che accompagna il clima delle rimembranze e un senso di disperazione serena, senza lacrime. Ne Il Canto notturno di un pastore errante dellAsia la luna assume un valore molto significativo: il pastore, protagonista della lirica, osserva lanalogia tra la vita della luna e la sua, simili ma allo stesso tempo lontane e opposte dal momento che il corso della luna è immortale mentre la vita umana è molto breve al suo confronto. Cè uninadeguatezza dellio romantico al reale: luomo sta male e soffre perchè si sente terribilmente solo in un universo negativo e la causa della sua inadeguatezza sta proprio in se stesso. La natura mistifica le cose, inganna luomo e affida il suo animo al mistero della luna e dei cieli, inesorabilmente lontani e vuoti. E per questo che nel corso della lirica, il pastore pone degli interrogativi alla luna per conoscere meglio il senso della sua vita e il suo destino, già a partire dalle prime righe:
Che fai tu, o
luna, in ciel? dimmi che fai,
silenziosa luna?
Leopardi fa una dolorosa riflessione sul destino delluomo, anzi accentua la forza di significazione identificando la figura del poeta moderno con il pastore primitivo.
Negli ultimi anni della sua vita infine Leopardi affronta con atteggiamento sperimentale alcune tematiche allinsegna di un rinnovamento dove momenti di alta riflessione si mescolano ad altri di doloroso ripiegamento. Il Binni ha ricoperto un ruolo molto importante in quanto ha rivalutato la poetica dell eroica persuasione mettendo in luce la diversa fisionomia stilistica di prove che si differenziano dallautobiografismo consolatorio degli idilli. La lirica più alta di questo periodo è la Ginestra. Però occorre precisare che questo sperimentalismo non comporta un taglio netto col passato, come dimostra lultima poesia di Leopardi ispirata anchessa alla luna, la lirica Tramonto della luna. Questa, scritta negli ultimi giorni della sua vita, rappresenta assieme alla Ginestra il testamento poetico del Leopardi. Nella lirica la contemplazione del paesaggio illuminato dalla luna cadente suggerisce il confronto con la giovinezza che tramonta assieme alle speranze e alle illusioni. La lirica oscilla fra la rappresentazione del paesaggio lunare e il senso di desolazione che stringe il poeta. Lelegia della bella giovinezza riporta a motivi tipici dei grandi idilli (come A Silvia, Il passero solitario) che tuttavia suonano diversamente. Ormai qui la gioventù è perduta e la morte è il segno ineluttabile a cui conduce il misero corso della vita come si vede nei versi conclusivi della poesia:
...ed alla notte
che laltre etadi oscura,
segno poser gli Dei la sepoltura.
dove ritorna quel tema di melodia notturna e funebre della prima strofa: questo è uno dei più bei tratti della poesia leopardiana. Loscurità della notte dopo il tramonto della luna è consolata dalla certezza di unaltra alba prossima: al contrario la nostra vecchiezza non ha conforto poiché termina con la morte.
Nella letteratura
romantica francese anche Victor Hugo riprende la tematica della
luna nella poesia Clair de lune. Cette poesie
appartient à Les Orientales, un recueil écrit par
le poète parce quil subit la fascination de lOrient,
bien qu il ny avait jamais allé. Ce recueil na
pas un signifié bien precise: la seule ambition est celle décrire
des beaux vers et de se laisser à des tableaux charmants. La
poesie en question, Clair de lune, décrit un episode
dramatique de la lutte des Grecs contre les Turcs, qui a suscité
un grand intérêt en Europe. Ici le sultan avait jeté des
prisonniers chrétiens à la mer. Dans ce texte le décor est
essentiel: la nuit éclairée par la lune, la mer et des îlots,
la fenêtre dun palais où apparaît une sultane et un legèr
vent. La lune se reflète sur leau et on doit souligner
dans ces premières lignes limportance du verbe jouer.
En effet ce verbe-là a deux signifiés: dune partie il répresente
les jeux dombres et de lumières, mais en même temps il évoque
aussi le jeu ludique dans une atmosphère paisible. Puis les
adjectifs serein, libre accentuent leffet
de calme et les reflets argentés de la lune sur leau
dessinent comme une broderie. Le dernier vers (La lune
était sereine et jouait sur les flots), idéntique au
premier, acquiert un tout autre sens et met en contraste la sérénité
et le jeu de la lune avec le même paysage dans lequel on sait
maintenant que se joue un drame perceptible aux sanglots qui
constituent le nouveau fond sonore. La lune ici est sereine,
indifférent au drame. Victor Hugo est très important dans cette
periode: certains critiques ont proposé dappeler le XIXème
siècle le siècle de Victor Hugo, du moment quil
sétend dans tous les genres, poésie, théâtre, roman.
Après la morte de sa fille Léopoldine il renonce au théâtre
et à la poesie et il commence son engagement politique: il est
maire du VIIIème arrondissement et puis il est élu député
de Paris à lassemblee constituante. En 1851, aprés le
coup détat, il va en exil et il fera son retour en France
seulement en 1870: il est élu encore une fois député de Paris
mais après un échec en 1872 il séloigne de la vie
politique pour revenir à la littérature. Il meurt en 1885. Dans
les premières ans de sa vocation poétique, Hugo écrit: Je
veux être Chateaubriand ou rien. Chateaubriand est un ésponent
du préromantisme français: il a anoncé le mouvement de rénovation.
Son ésprit est pessimiste, un pessimisme très accentué et un
sentiment de désésperance qui envahit son cur et
qui deviendra le mal du siècle. Chateaubriand aussi
réprend le thème de la lune dans son uvre principal: le
René. Dans le texte Létrange blessure,
Chateaubriand ècrit: ...je voiais la lune sillonner les
nuages amoncelés, comme un pâle vaisseau qui laboure les vagues,
il me semblait que la vie redoublait au fond de mon cur....
Le René est un roman autobiographique qui décrit le
mal de René, un sentiment de lassitude et dimpuissance à
vivre qui se trouve dans le poète aussi. Il est incapabe de
supporter la vie: il prouve le désire de mourir, de quitter sa
vie et son âme est remplie dun turbement intérieur et dun
sentiment de solitude et dennui.
La contestazione
della Luna.
La luna, come
abbiamo visto finora, è stata sempre una fonte ispiratrice per
il poeta, una fonte positiva, serena e lucente a tal punto da
arrivare a rappresentare in alcuni lanimo stesso del poeta
(vedi Canto notturno di un pastore errante dellAsia).
Questa visione romantica della Luna però viene
contestata nei primi anni del 900 dal Futurismo, una nuova
corrente che si sviluppa in Italia e che studia gli oggetti che
si muovono nello spazio. La polemica contro la Luna si trova
appunto nel programma della corrente futuristica, il Manifesto,
scritto da Marinetti attorno al 1909 dove egli contesta tutto ciò
che non va nella società. Nell11o punto del
Manifesto Marinetti scrive: ...canteremo il vibrante
fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da
violente lune elettriche.... Queste lune elettriche
di cui parla si oppongono completamente alla luna tradizionale,
contro la quale Marinetti lancerà negli anni seguenti alcune
delle sue più vivaci battute come: Uccidiamo il chiaro di
luna! oppure: Venga finalmente il regno delle divina
luce elettrica a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna
da camera ammobiliata. Frasi queste che sono restate
celebri nella storia e che manifestano proprio il sentimento di
disprezzo che Marinetti e i futuristi provano verso la tradizione
passata, troppo statica, antica e, potrei quasi dire, vecchia.
Questa avanguardia, così chiamata, è un inno alla modernità:
tutto è visto esteticamente, nell'entusiastica ammirazione di ciò
che è potente. L'ideologia futuristica consiste dunque nell'affermazione
della superiorità di ciò che è dinamico su ciò che è
statico, il primo destinato a travolgere il secondo, a
modificarsi continuamente, a trasformarsi, ad avanzare nel futuro.
Il futurismo
si ferma all'ammirazione esteriore per la potenza della macchina:
famosa è la celebre frase del Manifesto ...Un automobile
da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti
dallalito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra
correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di
Samotracia.... Lattenzione come ho già detto, cambia
direzione, passa da un piano statico ad uno dinamico e nasce
quella che può essere definita mitizzazione della
macchina. Un paesaggio romantico, particolareggiato non piace più
perchè troppo statico, irreale, dal momento che la realtà è
movimento. Si spiega così l'esaltazione non soltanto di tutto ciò
che è vitale, compresi i rumori, ma soprattutto dell'azione di
per se stessa indipendentemente da ogni fine, della sopraffazione,
dell'aggressione, della violenza. Si parla anche di poesia
futuristica: tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapidamente,
una figura non è mai stabile di fronte a noi ma appare e
scompare incessantemente. Nessun oggetto vive isolatamente: nel
suo spostarsi si modifica per l'influsso di un altro oggetto e si
compenetra totalmente. In pittura il futurismo si serve delle
linee-forza che determinano un dinamismo universale.
Un esponente
italiano di questa avanguardia è Umberto Boccioni. Egli
è un pittore-scultore che segue questa corrente di pensiero e
dipinge una realtà che è in continuo movimento: nei dipinti
egli adotta la tecnica secondo tocchi di pennellate sintetici e
dinamici. Nel quadro Stati danimo: Quelli che vanno
Boccioni colora moltissimo il quadro con linee oblique per
evidenziare i differenti stati danimo delle persone che
vanno via da quelle che, al contrario, restano. Nel dipinto
Stati danimo: Gli addii lartista, nella
confusione di abbracci delle persone che si stanno salutando, fa
vedere la parte frontale del locomotore di un treno, quindi si
presuppone che ci si trovi alla stazione. La solitudine è qui
resa da un colore tenue mentre le linee perpendicolari assumono
una sensazione triste.
by Francesco Crotti, giugno 1999.